Intervista a Carlo Tacchetti

Oggi, in occasione dell’inaugurazione del sito ufficiale di AIEB, siamo in compagnia del Professor Carlo Tacchetti, ordinario di Anatomia presso l’Università Degli Studi di Genova, nonchè fondatore dell’indirizzo di eccellenza in biomedicina (IEB) dell’Istituto di Studi Superiori dello stesso ateneo (ISSUGE).

Carlo TacchettiCarlo Tacchetti nasce nel 1957 a Napoli, dove, nel 1982, si laurea in Medicina. Ancora studente compie diverse esperienze di ricerca all’estero, in particolare al National Cancer Instute di Bethesda  e al Weizman Institute di Rehovot (Israele). Una volta laureatosi riparte alla volta degli Stati Uniti dove rimane, sempre a Bethesda, fino al 1986. Dopo l’esperienza americana torna in Italia e lavora all’IST di Genova presso il laboratorio diretto dal Prof. Cancedda. Negli anni tra il 1990 e il 1991 si trasferisce invece in Francia, all’Ecole Normale Supérieure sotto la guida di JP Thiery, e comincia ad approfondire i meccanismi cellulari e molecolari correlati alla metastasi tumorale.

Nel 1992 decide di tornare definitivamente in Italia come Professore Associato di Anatomia presso l’ateneo genovese, dove dal 2000 ricopre la carica di Professore Ordinario.

Dal 2010 è inoltre Direttore del Centro di Imaging Sperimentale del San Raffaele di Milano.

Cos’è e come nasce ISSUGE e quale ruolo ha nel contesto dell’ateneo genovese?

ISSUGE è l’istituto di studi superiori della nostra Università e nasce per diretta volontà dell’ex-rettore, Prof. Giacomo Deferrari, il quale aspirava a dar vita ad un istituto di alta formazione che valorizzasse le eccellenze già presenti nella nostra città e che esercitasse una attrattiva nei confronti di studenti meritevoli provenienti da altre università italiane. Altra ambizione era quella di poter creare un polo che formasse studenti in grado, attraverso un percorso post-laurea od inserendosi nel mercato del lavoro, di valorizzare il territorio, instaurando così un circolo virtuoso in grado di creare ulteriori eccellenze.

In concreto Deferrari ha quindi incaricato il sottoscritto e il prof. Montanari della Scuola di Scienze Umanistiche, il prof. Roppo di Scienze Giuridiche e il prof. Maurizio Martelli di costruire uno scheletro di questo istituto con il coordinamento del prof. Gianni Vernazza.

Molto utile a tal fine è stata l’esperienza di un progetto pilota, ISICT, già presente nell’università e che erogava didattica di alta formazione nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

A partire dalle fondamenta che questo progetto aveva gettato si è pensato fin da subito alla nascita di nuovi indirizzi, uno per ogni Scuola del nostro ateneo. Ho quindi deciso di chiedere la collaborazione di alcuni colleghi particolarmente interessati a migliorare l’offerta formativa di eccellenza dei nostri studenti come i prof. Bonanno, Murialdo, Florio, Nencioni, Brusasco, Dalla Rosa per citarne alcuni. Tutti assieme abbiamo dato vita all’indirizzo d’ambito biomedico di ISSUGE: l’Indirizzo di Eccellenza in Biomedicina.

Venendo quindi a IEB, quali obiettivi vi siete posti per la nascita di questo indirizzo? E come si articola il percorso?

La prima riflessione da cui siamo partiti è sorta dalla seguente domanda: di cosa sono carenti i nostri studenti in Italia? E la risposta che ci siamo dati è stata che sono carenti nella capacità di sviluppare un pensiero scientifico. Tendenzialmente i nostri studenti arrivano dalle scuole superiori con una forte impronta umanistica, mentre sempre più la società in cui viviamo richiede una forma mentis che sia anche di tipo scientifico. Ci siamo quindi preoccupati di sviluppare un percorso che trasmettesse il metodo scientifico a studenti di area biomedica e abbiamo trovato un percorso che fungesse da denominatore comune tra le varie anime che compongono la Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche- : l’iter di sviluppo di un farmaco a target molecolare, dalla ricerca di base al letto del paziente. Ovvero fasi di  sperimentazioni in vitro, pre-cliniche e cliniche con rispettive validazioni.

Abbiamo strutturato quindi il percorso in 8 semestri: tre dei quali per approfondire la ricerca nell’ambito delle scienze di base, i restanti per approfondire il metodo e gli strumenti della ricerca pre-clinica e clinica. Tuttavia, al di la del percorso, la nostra didattica punta a far acquisire agli studenti le competenze necessarie a sviluppare un pensiero critico e la capacità di pianificare e validare uno studio seguendo un metodo corretto e rigoroso, inoltre competenze comunicative utili a rapportarsi con la comunità scientifica e le aziende.

Pensiamo che l’acquisizione di una tale forma mentis sia indispensabile per i nostri studenti e che sia ben spendibile nel mondo della ricerca, e nella vita professionale in generale.

Inoltre quello che auspichiamo per i nostri studenti di IEB è che siano sempre più in contatto e integrati con gli studenti dei vari indirizzi di ISSUGE, in modo da favorire un ambiente molto fertile per quanto riguarda la multidisciplinarietà.

Potrebbe illustrare a chi si rivolge questa didattica di alta formazione e come si accede a IEB?

IEB si rivolge a tutti gli studenti frequentanti i corsi di laurea della Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche (Medicina e Chirurgia, Biotecnologie, CTF, Farmacia). La domanda di ammissione può essere inoltrata a patto che gli studenti abbiano conseguito alcuni requisiti minimi elencati nel bando di concorso, come una media elevata e l’acquisizione di tutti i crediti previsti per i corsi svolti fino a quel momento. Requisiti che devono essere mantenuti per tutti gli otto semestri su cui si snoda il percorso. Il profilo di studente che cerchiamo deve possedere, oltre a una brillante carriera universitaria, la capacità di seguire dei corsi integrativi da affiancare al normale corso di laurea, senza inficiarne il rendimento. Ecco perchè proponiamo un test di ammissione prevalentemente non nozionistico, che invece esamini bene le capacità di multi-tasking, di concentrazione, di problem solving e la cultura generale. Una volta superato il concorso si acquisisce lo status di allievo, per cui sono previste agevolazioni come borse di studio e contributi per le spese di alloggio per gli studenti fuori sede.

Dagli studenti della Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche come viene recepita la vostra proposta? Si può affermare che ci sia una tendenza positiva in termini di numero di domande di ammissione presentate?

Effettivamente nel corso degli anni abbiamo avuto un incremento costante nel numero di domande presentateci.

Sinceramente all’inizio mi aspettavo che l’adesione fosse maggiore, ma dobbiamo considerare che i requisiti necessari per inoltrare la domanda sono abbastanza stringenti e quindi costituiscono fin da subito un primo filtro. Mi ritengo dunque soddisfatto per ora, anche se ritengo che si possa migliorare incrementando le attività di orientamento.

Le chiederei ora di fare un confronto tra ISSUGE e IEB e le altre scuole di studi superiori presenti in Italia. Crede esistano delle analogie o pensa che gli obiettivi di ISSUGE e IEB siano alternativi?

Innanzitutto c’è da dire che ogni scuola di studi superiori presente nel nostro paese è profondamente diversa dalle altre, sia nella struttura che nel tipo di didattica offerta.

Lo stesso discorso vale per i diversi indirizzi che costituiscono ISSUGE, ciascuno ha le proprie peculiarità ed è differente dagli altri.

Per quanto riguarda il nostro indirizzo mi sento di affermare che è unico nel panorama delle scuole di alta formazione. Questo perchè siamo stati in grado di attrarre enti privati e coinvolgerli sia nella formazione che nel finanziamento dell’indirizzo. Inoltre, ci siamo impegnati a portare a Genova prevalentemente docenti provenienti da altre realtà nazionali o estere, per esporre gli studenti a un panorama di competenze e intelligenze ulteriore e diverso rispetto a quello già presente a Genova, con il quale hanno già modo di confrontarsi. Penso che in Italia, in particolare nei centri più piccoli come Genova, il mondo accademico rimanga spesso chiuso in se stesso, con docenti che nascono, studiano e svolgono la propria carriera e attività professionale sempre nella stessa città. Questo fatto costituisce un grosso limite. Il nostro approccio, il fatto di aprirsi ad altri mondi accademici e all’impresa, rappresenta quindi una opportunità notevole per arricchire culturalmente i nostri studenti e per coltivarne le eccellenze.

Possiamo dire che sono questi gli aspetti che rendono il nostro percorso originale e differente dalle altre scuole.

Questa intervista nasce come evento inaugurale di AIEB, l’associazione degli allievi ed ex-allievi di IEB, e del suo sito ufficiale. Associazione che, oltre che da noi studenti, è stata voluta ed ispirata nei suoi principi anche da voi docenti. Ci spieghi perchè crede così fortemente in questo progetto.

La voglia di costituire un’associazione significa in primo luogo che tra di voi si è sviluppato un importante senso di appartenenza.

Inevitabilmente il fatto che alcuni ragazzi vengano catapultati in una realtà come quella di ISSUGE determina una loro netta identificazione rispetto al resto della popolazione. Credo però che sia importante lavorare su questo senso di appartenenza per tramutarlo in un desiderio di collaborazione che porti gli studenti stessi ad impegnarsi in attività a carattere scientifico fruibili anche da terzi, mettendo così in pratica gli insegnamenti che cerchiamo di trasmettere nei nostri corsi.

A questo punto sarebbe anche interessante immaginare un livello superiore di aggregazione tra voi studenti, che potrebbe realizzarsi fondando una associazione di tutti gli allievi di ISSUGE, esaltando la multidisciplinarietà di cui parlavamo prima.

Un ente di questo tipo potrebbe rendersi utile, soprattutto a lungo termine, per la realizzazione di idee e di progetti che necessitino la convergenza di diverse competenze: anche in questo modo si può contribuire al progresso della società, oltre che progredire individualmente in termini culturali e professionali.

AIEB si sta già impegnando nella realizzazione di diversi progetti come una rivista scientifica a carattere divulgativo, cicli di seminari e conferenze. Soffermandoci sulla rivista, crede sia utile fornire un’informazione scientifica che sia al contempo attendibile e comprensibile a tutti?

Questo della rivista è un progetto davvero interessante. Credo che sia molto utile essere in grado di comunicare dati scientifici al più ampio pubblico possibile e soprattutto in maniera che tutti possano comprendere, dal momento che un concetto ha più possibilità di essere appreso se trasmesso su un piano di parità tra chi informa e chi si sta informando.

Certo, non è un compito semplice. Anzi, reputo sia molto impegnativo essere al contempo attendibili e comprensibili, poichè esiste sempre il rischio di semplificare troppo i concetti e  scatenare ondate di demagogia e populismo anche intorno ad argomenti scientifici.

La scienza è altro. Si compone di verità che rimangono tali soltanto fino a quando una evidenza più forte non le falsifica. Questi purtroppo sono concetti molto difficili da trasmettere ai non addetti ai lavori, in particolare in un paese come il nostro dove la popolazione, come dicevamo prima, è poco avvezza al pensiero scientifico.

Credo dunque che gli altri studenti e tutte le persone con competenze in questo ambito potrebbero apprezzare il vostro progetto. Per quanto riguarda i non addetti ai lavori la sfida si fa più difficile.

Per quanto riguarda i seminari e le conferenze, abbiamo in programma di invitare personalità di spicco del panorama biomedico italiano e di aprire questi incontri non solo agli allievi di ISSUGE, ma a tutti gli studenti che siano interessati ad approfondire gli argomenti che di volta in volta andremo ad esaminare. Crede che una proposta di questo genere possa avere un impatto positivo sui nostri colleghi e contribuire a rendere il nostro ateneo ancora più fertile culturalmente?

Certamente. Quello che vi siete proposti di fare è ciò che sarebbe richiesto fare anche nel contesto dei dottorati di ricerca, ma spesso questo tipo di attività passano in secondo piano.

Credo che anche in questo caso l’impegno che vi state prendendo sia molto oneroso, ma potrebbe avere dei risvolti davvero soddisfacenti. Tutto dipende dallo spirito con cui si vorranno affrontare questi incontri- e mi riferisco sia a voi stessi, che a tutte le persone che parteciperanno alle vostre iniziative.

In questi casi ci si può porre almeno due obiettivi: il primo, più basilare, è quello di assorbire passivamente la maggior parte di informazioni e di tornare a casa con un bagaglio culturale più ricco; il secondo è quello di presentarsi preparati all’evento, conoscendo bene la problematica trattata, e sviluppare un senso critico che consenta di rapportarsi direttamente al relatore quasi su uno stesso piano. Se tutti i presenti riuscissero ad ambire a questo secondo obiettivo potreste ottenere qualcosa di davvero interessante in termini di scambio e nascita di nuove idee, fermo restando che anche fermarsi al primo livello consente indubbiamente un arricchimento personale notevole.

Mi piace anche pensare ad un terzo livello, ovvero a seminari tenuti direttamente da voi studenti in collaborazione con i docenti invitati.

Ad ogni modo credo che questo progetto sia notevole e che possa davvero arricchire l’offerta formativa del nostro ateneo.

 

Crede che questa associazione possa divenire un riferimento per tutti gli studenti che vogliano avere informazioni su IEB o che siano interessati ad approfondire le tematiche che trattiamo durante i corsi?

A tal proposito penso che la vostra attività debba concentrarsi prevalentemente su una sorta di orientamento e di divulgazione dei concetti che avete appreso con questo corso. Spiegare dunque a possibili futuri candidati quali sono gli aspetti delle scienze biomediche che noi approfondiamo e le modalità attraverso cui lo facciamo.

Un’attività di questo genere porta a un duplice beneficio: in primis si dà la possibilità a nuovi studenti di venire a conoscenza di quel che facciamo con IEB, aprendo loro nuove prospettive; in secondo luogo voi stessi potreste trarne un beneficio, dal momento che sono convinto che il miglior modo per acquisire e far proprio un concetto è la sua elaborazione per comunicarlo ad altri.

Soprattutto in questo senso penso possiate essere un punto di riferimento per gli altri studenti.

Antonio Russo e Fabio Barra

Author: EC93

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