C’era una volta la drogheria

C’era una volta la drogheria.

E’ il 6 settembre 1916. Clarence Saunders fonda il primo negozio di quella che sarebbe poi diventata la catena di supermercati Piggly Wiggly.

Saunders crea un concetto di acquisto completamente nuovo rispetto al passato. Il cliente si muove all’interno del negozio con in mano una cesta di vimini, sceglie dagli scaffali i prodotti che desidera acquistare e li porta alla cassa. Quel giorno di 100 anni fa non nasce semplicemente una nuova tipologia di negozio di alimentari, nasce il concetto di “self-service”. Non è più un droghiere a fare da tramite fra il cliente e i prodotti d’acquisto, ma è il cliente stesso a dover decidere cosa comprare.

E’ indubbiamente un passo importante verso il progresso, verso l’autoconsapevolezza del consumatore e verso il libero mercato. Ma è altresì una cessione di responsabilità. Il droghiere, che grazie alle sue competenze poteva consigliare il consumatore e indirizzarlo verso un determinato prodotto in base alle sue necessità, scompare dalla scena e affida i suoi compiti al cliente stesso, spesso privo di tali competenze.

Qualcosa di molto simile avviene il 6 agosto 1991. Tim Berners-Lee mette online il primo sito web della storia. Nasce il World Wide Web.

Inutile ricordare come quel giorno cambiò radicalmente gli stili di vita di ognuno di noi. Nasce un nuovo mezzo d’informazione “self service”. Anche quel giorno, al lettore o allo spettatore che fino a quel momento riceveva passivamente da tv, radio e giornali informazioni precedentemente selezionate, filtrate e interpretate da “droghieri dell’informazione”, viene attribuita una nuova responsabilità che prima non possedeva: la responsabilità di dover scegliere. Non è più un produttore televisivo a dover filtrare le informazioni, non è più un giornalista a interpretare le notizie e non è più un direttore di un quotidiano a dover verificare le fonti. E’ l’internauta stesso ad impersonare tutti questi ruoli.

Ma chi istruisce l’internauta a gestire queste complesse responsabilità?

La risposta è terribilmente semplice: nessuno. Egli si affida alla rete per apprendere informazioni che non conosce, spesso senza possedere nemmeno i bagagli culturali di base, necessari per interpretare tali informazioni e per analizzarle criticamente. Tutto questo appare ancora più preoccupante se consideriamo che l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha recentemente inserito l’Italia al vertice della classifica dell’analfabetismo funzionale: il 47% degli italiani sono incapaci di “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità[1][2].”

Fra i campi in cui il cittadino medio dispone di conoscenze basilari scarse o insufficienti, spicca di certo quello scientifico. Ed è proprio in questo settore che la “malainformazione” produce i danni più ingenti. Spesso anche nell’ambito di mezzi di comunicazione “tradizionali”, come la televisione, la mancanza di competenze scientifiche dei professionisti del settore determina la diffusione di informazioni distorte che trovano terreno fertile nell’ignoranza generale (ricordiamo ad esempio il tristemente noto “caso Stamina”).

Il quadro appare ancor più allarmante se osserviamo la situazione nell’ottica di internet, dove non vi è alcun tipo di intermediazione fra il cittadino e l’informazione stessa.

Un fotogramma di questa realtà critica lo scatta il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) nel suo 49° rapporto annuale, orientando l’attenzione sullo spinoso tema delle vaccinazioni [3].

Secondo il Censis solo il 54,8% dei genitori s’informa sulle vaccinazioni dal pediatra. Il 42,8% s’informa su internet, e di questi la metà lo fa anche utilizzando i social network. Quasi l’80% dei genitori ammette di aver trovato informazioni negative sulle vaccinazioni in rete.

I danni di questa “malainformazione” sono visibili a tutti.

Secondo le previsioni dell’OMS, il morbillo sarebbe dovuto scomparire dall’Europa entro il 2015. In Italia se nel 2010 la copertura vaccinale era intorno al 90%, negli ultimi anni è calata allontanandosi sempre più dal 95%, valore necessario a garantire un adeguato controllo della malattia e la conseguente eliminazione. La Società Italiana di Pediatria avverte che negli ultimi 5 anni oltre 358 mila bambini non sono stati vaccinati contro tale malattia evidenziando inoltre come“la tendenza negativa si è accentuata negli ultimi due anni, che da soli registrano 139.747 bambini non vaccinati” [4].

Non stiamo parlando della necessità d’immagine di un’Europa che vuole debellare una malattia definita da molti “poco pericolosa”. Stiamo parlando di una patologia che nel 2014 ha ucciso oltre 100 mila bambini nel mondo, e di un vaccino facoltativo efficace (disponibile gratuitamente in Italia) che dal 2000 al 2014 ha salvato secondo le stime dell’OMS 17,1 milioni di vite umane [5].

Sebbene il problema delle mancate vaccinazioni in Italia e in Europa sia sempre più ingente, non si può negare che le soluzioni a riguardo possano essere a portata di mano. La questione centrale, tuttavia, trascende dal singolo tema delle vaccinazioni e, mai quanto in questo momento, necessita di una riflessione collettiva.

Come è possibile tutelare il cittadino dalla “malainformazione”?

E’ corretto permettere la libera diffusione di qualsiasi tipo di informazione da qualunque fonte che intenda divulgarla senza alcun tipo di filtro?

Qual è il confine fra un’illegittima limitazione della libertà di stampa e la tutela del cittadino attraverso la garanzia di una corretta informazione?

Sono quesiti complessi e irrisolti, ma che occorre però affrontare per poter garantire un progresso inteso non solo come un mero avanzamento tecnologico e scientifico, ma come un’evoluzione della società, un perfezionamento graduale e continuo di ogni suo aspetto, informazione compresa.

Filippo Birocchi

[1] http://www.italyjournal.it/2015/08/25/analfabetismo-funzionale-italiani-ai-vertici/

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale

[3] http://www.censis.it/9

[4] http://sip.it/wp-content/uploads/2015/11/comunicato-calo-coperture.pdf

[5] http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2015/measles-vaccination/en/

Author: Filippo

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